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Malos Mannaja "IL PUROMANZO"


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sabato, 28 novembre 2009


rete di stazionamento

Carrà la stazione di Milano


a fili

l'alta velocità dei cieli rode il cervello

già scosso dal tremito o dal pidocchio.

Nella stazione adesso

rientra di spalle nella giacca

ad un nuovo andirivieni schiaccia

la fotocopia della società civile

qualche rifiuto sul marciapiede

il fuggi fuggi poco poco-


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martedì, 24 novembre 2009


influenze ad effetto serra

Luigi Russolo treno in corsa


Sul treno in mille riflessi

e non sono solo i gesti annebbiati

a tirare gli orizzonti come fossero cortine


di là la fascia di pianure lecca il vetro

di qua le acrobazie dell'illusione

gli sconvolti


che fra gli ingorghi dell'addome

il termometro di ciminiere

infilato, in fumo.


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venerdì, 20 novembre 2009


di poi topi topoi

Schiele krumau on the molde (la piccola città)



Fasciame sintetico, una terra con la dima

questo per il lungo tratto dell'arcata urbana

case come denti, casa cava


di stucco o sull'ottone

nel modo di scendere il sudore

non sempre le gocce ricordano la pioggia.


A volte i colli alzano le labbra

in cerca un filo d'acqua, d'aria

un niente che già scivola, gatto di nuvola


per poco passa liscio, brulica.

 


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domenica, 15 novembre 2009


in

De Hooch "la madre"



Sono tornata che avevo spini dappertutto

tanto più sbucciato il passo mi inclinavo.

L'occhio era il luogo del castagno

la sua voglia di penetrare a fondo

acuminando il sintomo.

Ma era già vivissimo e prima del letargo

inumidiva le campagne.

Adesso trapunta di stagione le carni selvaggine

dalla buca del fienile la pupilla, l'interiore, come una bacca di ginepro.


*


Torno e stai ancora mescolando le farine. È evidente

l'affetto confonde le parole, risparmia sull'acume

dà ragione a chi ti vuole 'uguale'.

Non fossi mia madre ti lascerei invecchiare senza caricature o lamentele

nessuna perfezione delle sfere, vedrei la pelle e le sue clessidre

fra gonfiori e rughe, la couperose di sole.

 


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martedì, 10 novembre 2009



Jansee "natura morta con scimmietta"


Il tempo, il tempo di una luce collettiva tirata dalla luna a mo' di corda o droga

un disco di luna che tampona di fondo l'ematoma sul bordo della strada.

Dal dolore l'esistenza rovescia la fruttiera, un'onda la foglia della lingua

così aprendo una maniglia i limoni sparsi intorno senza suono.


*


Tocca, tocca, niente di nuovo. Dove covi da solo rimane il caldo sul cuscino

e il segno della testa contro il muro come se avessi appena tolto un quadro.

Per miglior agio passano *nessun dorma* alla radio (*tu pure, o Principessa*)

e quasi con sollievo ti chiedi il motivo, sì, dell'ombra sull'intonaco: una promo?

 

* romanza dalla Turandot di G.Puccini


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giovedì, 05 novembre 2009


memory card

Hogarth "the time third state"


Nella città che muore, morta già nelle officine

nelle bardature che decorano i palazzi

i freddi lunghi vivi accatastano le mani

e quanto pizzica il sole a sciami, quanto scompare.


La donna ricorda più macerie che fontane. Se le parli vale

la pena di dividere la sete.  Come tutti poi tornare nelle case

dentro golfini di viali sformati di misura. 

La memoria che deriva smaglia ancora.



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sabato, 31 ottobre 2009


casa dolce casa

Klee "padiglione di donne"


dentro una luce assetata non pone difesa

(incipit scontato, d'attesa. Troppo, già smuore

e pure del tipo:

“si stava bene quando si stava male”).

A parte queste congetture, steso il panno di sole

perfetto, senza pieghe

anche stende le gambe, si fa scaldare.


*


Non per farlo particolarmente mette a posto le mutande

nel cassetto, su le gambe

accosta il gioco del colore alle sartorie.

In breve cuce qualche luogo comune

alla capacità delle robinie di vellicare il seme.

Certo mica un eden e nemmeno con quelle a fiorellini di cotone

torna una ragazza delle medie.


*


Perché piove e dentro l'annuire delle gocce

si immagina un sacco di cenette, nessun piatto da mettere da parte

giunge alla fine.

Le rimane un piccolo tepore

niente sorveglianza di una vita degna del suo nome

solo lo smalto sul mignolo del piede

l'elica colorata di un andare per strade.


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martedì, 27 ottobre 2009


tagliola (che fa la gola)


Che non si parla con la bocca piena

lo sai da quando la memoria fa parola

trovandoti una lingua madre nella paglia

benvenuto, è troppo presto per andare a nanna

cresciti la storia.

Al momento temporeggi, non ne fai nulla

stai sulla nuvola come in un baccello

e il linguaggio da tenerissimo pisello

ecco sguscia crudo

Allora balbettio, sogno, abbaglio sonoro, filo a filo passeggero

refuso, ricordo, digiuno, seguace del verso

distacco repentino, accento in negativo, direttamente buono

umano agli umani

malgrado i sudori e i resti non più commestibili

(risuonano fondi nella notte di pioggia

e la donnola cerebrale amoreggia uscendo dal bosco

cercando nel fresco l'interruttore di luce)

Sempre la voce, una volta tornata

in allarme per qualche goccia appiccicosa

e sempre che quisquilia. Ancora non si parla?

il vizio della bocca è, sì, che taglia.




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giovedì, 22 ottobre 2009


chiusura fenomenica (benedetta natura)

Redon la nascita di Venere


Data, non si è chiusa la notte

che il sangue agita il celeste ancora buio.

Per poco l'orizzonte in equilibrio, una luna lanterna di residuo

già il fiore di nasturzio in cui mi giro scende in strada.


Saltabecca o di finezza la natura, vocativa nell'inguine che dura

nel ricciolo di luce che si bagna al vezzo di collina.

L'ho sentita piena risalendo con un dito dalla terra

in forza dell'orgasmo o della colica.


Larga l'aureola, l'areola lattea, l'asola elastica

estatica rotta. Oh.


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domenica, 18 ottobre 2009


raccordo illuminista

Leighton cantando al reverendo


“Avviso ai viaggiatori” chi viaggia

fra queste diagonali, in barba ai finestrini

le facce cercano ripari dietro vetri sporchi

i riverberi più onesti chiudono la bocca.


Legge “il corpo apostolico”, poi mostra

il biglietto di prima un segaligno

gesuita, appena edotto, un pretino

tirato giù in fretta e furia dalla croce


e noi per via, per via delle fermate

abbiamo scambi, fatti salvo, senza preavviso.

Qualcosa di sé poi viene inseguito

oltre la curva che in velocità s'invola


come quella della luce quando prova

le carrozze mano a mano con gli scuri

che in galleria tintinnano gli ovili, l'ansito spinge

vanno a lume i lumi.


eallaigamma
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